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Women in the COVID-19 Crisis: Disproportionately Affected and Protagonists of Regeneration

https://www.humandevelopment.va/en/news/2021/women-in-the-covid-19-crisis-read-the-new-transversal-newsletter.html

In the midst of the pandemic, discriminatory social norms compounded by other disadvantages (e.g.
poverty, race, ethnicity, and religion) have increased the vulnerability of countless women across the
globe. Despite this, many women have shown great resilience in balancing work and family life, and
coping with the threat and reality of infection

La Prof.ssa d’Arienzo illustra l’accordo per le funzioni religiose

Intervista a cura di Simone Baroncia

Link to: http://www.korazym.org/42949/prof-ssa-darienzo-illustra-laccordo-per-le-funzioni-religiose/

Come ormai si sa, è stato firmato giovedì 7 maggio, a Palazzo Chigi, il Protocollo che permette la ripresa delle celebrazioni con il popolo da lunedì 18 maggio dopo molti appelli ed un lungo percorso che ha visto la collaborazione tra la Conferenza Episcopale Italiana, il Presidente del Consiglio, il Ministro dell’Interno (nello specifico delle articolazioni, il Prefetto del Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione, Michele di Bari, e il Capo di Gabinetto, Alessandro Goracci) e il Comitato Tecnico-Scientifico.

Tra i molti appelli anche il gruppo di ricerca ‘Diresom’, che durante la pandemia ha attivato il primo portale web internazionale su diritto, religione e coronavirus (www.diresom.net), aveva sottoposto al Governo ed alle istituzioni confessionali un contributo alla riflessione circa la possibilità di consentire le celebrazioni dei culti religiosi, nel rispetto delle misura necessarie per prevenire il contagio del virus Sars-Cov-2, causa della malattia Covid-19, ricordando che nell’ordinamento italiano la libertà di culto è protetta dall’art. 19 della Costituzione Italiana: “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”.

Alla prof.ssa Maria D’Arienzo, ordinario di Diritto ecclesiastico dell’Università degli Studi ‘Federico II’ di Napoli, dipartimento di Giurisprudenza, abbiamo chiesto di spiegare se la ripresa delle celebrazioni religiose lunedì 18 maggio può considerarsi un accordo giusto:

“I Protocolli siglati dal Ministero dell’interno con le Confessioni religiose operano un equilibrato contemperamento tra le esigenze sanitarie di contenimento della pandemia e l’esercizio della libertà di culto dei fedeli, finora fortemente intaccata dalle misure governative.

Sul punto, in particolare, il Protocollo d’intesa con la CEI si fa apprezzare soprattutto nella parte in cui detta misure organizzative che consentano la somministrazione dell’Eucarestia ai fedeli attraverso la previsione di apposite cautele, ritenute sufficienti ad ovviare all’inevitabile mancato rispetto della distanza interpersonale di 1,5 m tra fedele e celebrante”.

Tale situazione creatasi poteva considerarsi come possibile ‘ingerenza’ dello Stato nei confronti delle fedi?

“La sospensione delle cerimonie religiose, se disposta in mancanza di preventive consultazioni con le Autorità confessionali, costituisce senz’altro una lesione della loro autonomia e del principio di necessaria bilateralità, come garantiti dalla Costituzione Italiana e dalle normative pattizie. Tale possibile violazione è stata tuttavia superata dal principio di leale e reciproca collaborazione delle Confessioni con lo Stato”.

Uno Stato può limitare la libertà di culto?

“Le misure governative di contenimento del contagio hanno comportato una forte limitazione del diritto di libertà religiosa, soprattutto nella sua dimensione collettiva. Non sono mancati, invero, alcuni gravi episodi d’interruzione di funzioni religiose, in violazione degli artt. 402-405 Codice penale, nonché dell’art. 5 degli Accordi di Villa Madama.

L’art. 19 della Costituzione italiana, in effetti, prevede quale limite al diritto fondamentale di libertà religiosa e specificamente all’esercizio pubblico del culto solo la sua contrarietà al buon costume. Inoltre, l’art. 9 della CEDU contempla la tutela della salute pubblica quale legittima causa di limitazione della libertà religiosa, a condizione però che le relative misure siano stabilite dalla legge e siano soprattutto strettamente necessarie a garantire la pubblica sicurezza”.

A quale libertà saremo chiamati?

“La pandemia da coronavirus ha indubbiamente evidenziato il profondo nesso tra libertà e responsabilità nel suo esercizio. Nesso che si evidenzia anche giuridicamente nei limiti posti ai diritti, attraverso i doveri di solidarietà nella realizzazione dell’interesse generale. Libertà che non può essere declinata pertanto solo in quanto diritto, ma che necessariamente si coniuga con il dovere di tutela e garanzia dell’eguale libertà altrui e degli altri diritti fondamentali, al fine della promozione del bene comune”. 

Quale sfida comporta questa pandemia per la fede?

“Per molti, se non per tutti, questa è stata la prima volta che i credenti sono stati costretti a vivere l’esperienza della propria fede non in comunità. Esperienza che ha dato vita alla necessità di creare una ‘devotio domestica’. Ma è proprio la valorizzazione della dimensione collettiva della religione che appare costituire un’importante riscoperta per i credenti delle ragioni profonde della propria appartenenza religiosa.

Fede che si corrobora nella carità e nella speranza. I credenti saranno perciò chiamati ad essere attori e motori dell’azione collettiva in un momento difficile della ricostruzione della società italiana, quale risposta viva e concreta ad una crescente secolarizzazione”

*Maria d’Arienzo – Professore Ordinario di Diritto Ecclesiastico presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”

DIRESOM IS REPORTED BY KORAZYM.ORG PROPOSAL FOR A SAFE RESUMPTION OF RELIGIOUS CELEBRATIONS IN ITALY

http://www.korazym.org/42313/proposta-per-una-cauta-ripresa-in-sicurezza-delle-celebrazioni-religiose/

Proposta per una cauta ripresa in sicurezza delle celebrazioni religiose

Volentieri ospito in questo spazio una proposta di uscita dal periodo di blocco delle Messe, redatta da un gruppo di docenti e ricercatori di diritto ecclesiastico e religione nelle università statali italiane, quindi una proposta “laica” e non proveniente da nessuna “tifoseria”. Buona lettura.
V.v.B.

La ripresa delle attività cultuali nella Fase 2 stimola ulteriormente un dialogo costruttivo tra autorità confessionali e pubblici poteri. Pertanto, da ecclesiasticista, in considerazione della prossima auspicata ripartenza delle celebrazioni religiose non posso non sottolineare la delicatezza e l’importanza delle decisioni che saranno assunte in questi giorni per le relazioni tra Stato e Chiesa cattolica, improntate, nella Fase 1, ad uno spirito di generosa e proficua collaborazione. C’è da sottolineare innanzitutto che l’impegno a cooperare lealmente e reciprocamente per il bene del Paese si impone con ancora maggiore rigore in relazione all’esercizio del culto pubblico, materia per cui le disposizioni costituzionali e concordatarie prevedono il riconoscimento di una autonomia organizzativa in capo alla Chiesa cattolica.
In questa direzione sembravano muoversi i fitti colloqui intrapresi tra la Conferenza Episcopale Italiana e il Governo italiano in ordine alla gestione della Fase 2 sul fronte della libera partecipazione ai riti religiosi, finora sospesi. In particolare, da ultimo, l’interlocuzione dello scorso 23 aprile tra il Ministro dell’Interno e la CEI sembrava presupporre la condivisa formulazione di un punto di equilibrio rappresentato dalla possibilità di consentire la celebrazione delle Messe con la partecipazione dei fedeli, sin dal 4 maggio.
Il Dpcm dello scorso 26 aprile, per tutto il periodo compreso tra il 4 e il 18 maggio negava, però, una ripresa delle attività cultuali, ad eccezione delle esequie ecclesiastiche, ammesse preferibilmente all’aperto e alla sola presenza dei familiari del de cuius – nel numero massimo di 15 persone – e nel rispetto delle altre misure di sicurezza. La scelta politica, secondo indiscrezioni, sembrava essere suggerita dai rilievi sollevati dagli esperti del tavolo tecnico del governo, che rinvenivano nella partecipazione alla Santa Messa insuperabili criticità, rappresentate sia dall’età media avanzata dei fedeli, che dagli inevitabili “assembramenti” che si sarebbero formati soprattutto all’atto della celebrazione del Sacramento dell’Eucarestia.
Immediata la reazione dei Vescovi italiani, che in una Nota fatta circolare nella notte del 26 aprile, esprimevano il loro disappunto rispetto alla presa di posizione governativa, ritenuta del tutto lesiva della libertà di culto e soprattutto del principio di bilateralità espresso nelle molteplici interlocuzioni dei giorni precedenti, che sembravano preludere a una diversa gestione della cd. Fase 2.
L’intervento dei Vescovi italiani induceva il Presidente del Consiglio dei Ministri a diramare un Comunicato, in cui si ribadiva l’impegno ad elaborare un protocollo per accelerare la ripresa delle celebrazioni nel più breve tempo possibile.
I toni dello scontro venivano definitivamente smussati dallo stesso Santo Padre, che nell’Omelia della Messa del 28 aprile in Santa Marta, ha invitato all’obbedienza alle leggi civili e alla prudenza di fronte al rischio di una recrudescenza della minaccia pandemica.
È quindi in corso di preparazione un protocollo per consentire l’esercizio pubblico del culto nella Fase 2 della crisi pandemica. In questa direzione si è mosso l’impegno degli ecclesiasticisti e dei canonisti.
In particolare, i componenti del gruppo di ricerca DiReSom (Diritto, Religioni, Società multiculturale) hanno affidato ad un position papers la proposta operativa per consentire la cauta ripresa delle attività cultuali di tutte le confessioni religiose.
Tra le diverse proposte si segnala, dunque, quella elaborata dal Gruppo di Ricerca DiReSom, consultabile QUI e che qui si ripropone integralmente.
Maria d’Arienzo
Ordinario di Diritto ecclesiastico e canonico
Università degli Studi di Napoli Federico II

Proposta per una cauta ripresa in sicurezza delle celebrazioni religiose

Nella nostra veste di professori e ricercatori di diritto e religione nelle università statali, costituiti nel gruppo di ricerca “DiReSom” – che nel corso di questa pandemia ha attivato il primo portale web internazionale su diritto, religione e coronavirus – sottoponiamo al Governo italiano e alle istituzioni confessionali un contributo alla riflessione circa la possibilità di consentire le celebrazioni dei culti religiosi, nel rispetto delle misura necessarie per prevenire il contagio del virus Sars-CoV-2, causa della malattia Covid-19.

1. Stato dei fatti. Le regole d’emergenza dettate in Italia per contenere il contagio sull’intero territorio nazionale hanno limitato varie libertà. Principalmente, è stata limitata la libertà di circolazione, ridotta alle sole ipotesi di «comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute». In questo quadro emergenziale, sono state anche sospese le «cerimonie religiose e civili, ivi comprese quelle funebri» e l’apertura dei luoghi di culto è stata condizionata all’«adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro…» (Dpcm 8 marzo 2020).
Purtroppo, questa normativa emergenziale è stata complessivamente poco chiara.
Ha lasciato molti margini di interpretazione discrezionale, solo parzialmente risolti dalla pubblicazione di risposte sui siti istituzionali, che sono peraltro sempre state molto restrittive della mobilità personale. Ad esempio, l’apertura dei luoghi di culto non è stata considerata condizione sufficiente per rendere legittimo uno spostamento dalla propria abitazione, se non in prossimità della stessa (Faq 10 aprile 2020), anche se si è ritenuto accettabile l’ingresso nei luoghi di culto – alle condizioni generalmente stabilite – qualora la mobilità fosse stata determinata da altre ragioni legittime (Faq del Ministero della Salute del 15 marzo 2020; Nota della Direzione Centrale degli Affari dei Culti del Ministero dell’Interno, del 27 marzo 2020).
In occasione delle celebrazioni pasquali, è stata considerata accettabile la partecipazione ai riti religiosi cattolici di una certa rappresentanza dei fedeli, ed è stato chiarito che i matrimoni religiosi si sarebbero potuti celebrare, purché alla sola presenza del celebrante [rectius: del ministro di culto, che non è il celebrante del matrimonio canonico], dei nubendi e dei testimoni, e comunque sempre nel rispetto delle prescritte norme igienico-sanitarie e della necessaria distanza interpersonale.
Queste regole, anche se sono state precisate in una Nota ministeriale indirizzata alla Conferenza
episcopale italiana, devono essere ritenute operative verso tutte le espressioni di culto religioso in forza del principio di laicità dello Stato.
Le cronache degli ultimi giorni hanno dato notizia di contatti intervenuti fra la Conferenza episcopale italiana e le autorità di Governo per concordare opportune modalità di esercizio della libertà di culto nella cosiddetta “fase 2”, annunciata per il periodo successivo al 4 maggio 2020.
Tuttavia, il Dpcm 26 aprile 2020 ha mantenuto inalterato il quadro generale, ammettendo la sola celebrazione dei funerali «preferibilmente» all’aperto, col concorso di non più di 15 partecipanti.
La Conferenza episcopale italiana ha quindi emanato un’immediata Nota di dissenso lamentando la compromissione dell’esercizio «della libertà di culto» e, in pari data, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha comunicato che «nei prossimi giorni si studierà un protocollo che consenta quanto prima la partecipazione dei fedeli alla celebrazioni liturgiche in condizioni di massima sicurezza».

2. Questioni problematiche. Dal punto di vista tecnico-giuridico, va ricordato che nel nostro ordinamento la libertà di culto è protetta dall’art. 19 della Costituzione nei confronti di «tutti», pertanto non sono ammissibili regole differenziate sulla base dell’appartenenza religiosa. Ciò significa che il Protocollo di cui parla la Presidenza del Consiglio del Ministri dovrà contenere misure rivolte a tutte le Confessioni religiose, anche quelle che non hanno stipulato un’intesa con lo Stato italiano, ai sensi dell’art. 8 comma 3 della Costituzione. Ricordiamo che l’interlocuzione con le Confessioni religiose è costituzionalmente favorita e costituisce un obbligo giuridico, senza però attribuire ai soggetti confessionali una competenza normativa che si rifletta nell’ambito statale.
Il principio sotteso alla legittimità delle norme di emergenza, sia passate che future, consiste nella prevenzione del contagio, perciò a questo scopo è legittimo subordinare le ordinarie attività sociali al rispetto di precise condizioni di precauzione obbligatorie, relazionate al tipo di luogo in cui si è necessitati a entrare e dalla ragione che abbia determinato l’uscita dalla propria abitazione. Sulla base dei principi generali e delle indicazioni contenute nel Dpcm 26 aprile 2020, complessivamente volte ad introdurre taluni parziali allentamenti delle pregresse restrizioni della libertà di circolazione, a nostro avviso può essere legittimo ritenere lecita la mobilità per coloro che intendano recarsi in un luogo di culto, anche per partecipare ad una celebrazione religiosa, purché si prevengano assembramenti, si mantenga il distanziamento sociale e si garantiscano le necessarie condizioni di sicurezza e sanificazione dei luoghi; sarà inoltre necessario limitare la permanenza nei luoghi di culto al tempo strettamente necessario.

3. Linee-guida. Per favorire questa possibilità operativa, si propone l’adozione di alcune linee- guida che subordinino la celebrazione collettiva di qualsiasi culto al rispetto delle medesime misure di distanziamento sociale e di carattere igienico-sanitario che possono essere stabilite per altre analoghe forme di riunione consentite:

1. I luoghi di culto siano aperti solo se sussistono le condizioni di sanificazione e igiene dettate per l’ingresso negli altri luoghi chiusi ma aperti al pubblico, e in particolare:
a) sia possibile mantenere la misura di distanziamento interpersonale;
b) siano garantiti la pulizia e l’igiene ambientale con frequenza almeno due volte al giorno e in funzione dell’orario di apertura. Le superfici devono essere pulite con disinfettanti a base di cloro e di alcol;
c) sia garantita un’adeguata areazione naturale e ricambio d’aria;
d) sia garantita la disponibilità e l’accessibilità a sistemi per la disinfezione delle mani;
e) sia previsto l’utilizzo di mascherine e di guanti “usa e getta”;
f) all’ingresso degli edifici di culto siano disponibili adeguate informazioni circa la necessità di osservare le obbligatorie misure igienico-sanitarie e il prescritto distanziamento sociale.

2. L’ingresso contemporaneo nei luoghi di culto sia consentito ad un numero massimo di persone tale da permettere il rispetto delle prescritte distanze interpersonali:
a) sulla base della superficie interna del luogo, si consideri previamente il numero massimo delle persone ammissibili contemporaneamente (massimo tre ogni quaranta metri quadrati);
b) si affigga un cartello all’ingresso del luogo di culto che indichi il numero massimo delle persone contemporaneamente ammesse all’ingresso;
c) l’accesso sia quindi opportunamente organizzato sotto la responsabilità di chi organizza la riunione di culto al fine di limitare l’ingresso al numero massimo di persone consentito, e impedire impropri assembramenti delle persone in attesa all’esterno dei luoghi di culto.

3. Sia favorita la celebrazione del culto in luoghi aperti, ove non è necessario osservare tutte le e prescrizioni adottate per l’ingresso in luoghi chiusi, ferma restando la necessità di assicurare il distanziamento sociale.

4. Le autorità confessionali assumano idonee misure di accomodamento dei riti religiosi al rispetto delle misure di prevenzione del contagio, curando l’osservanza del distanziamento interpersonale e proibendo ogni uso promiscuo di contenitori per bevande e alimenti di qualsiasi tipo e per qualunque scopo.

5. Le autorità confessionali assumano l’impegno di informare adeguatamente i propri fedeli dell’obbligo di non uscire di casa, e quindi di non partecipare alle celebrazioni del culto, nel caso in cui siano sottoposti alla misura della quarantena ovvero siano risultati positivi al virus o nel caso in cui presentino sintomatologia da infezione respiratoria e febbre (maggiore di 37,5̊ C). Ciò vale a maggior ragione anche per i ministri del culto.

6. Si costituiscano in sede locale appositi organismi di rappresentanza che permettano alle Prefetture e ai Sindaci di monitorare, in collaborazione con le locali comunità di fede, sia la prevenzione del contagio sia il rispetto del diritto di libertà individuale di partecipazione alle celebrazioni religiose. Tali organismi si avvalgano della consulenza di esperti con idonee competenze tecnico-scientifiche, affinché siano adottate e adattate eventuali specifiche misure precauzionali riferibili al singolo contesto locale.

Questo Position Paper redatto a cura di DiReSoM nasce da una riflessione collettiva di:
Pierluigi Consorti (coordinatore) – Università di Pisa
Simone Baldetti – Università di Pisa
Fabio Balsamo – Università “Federico II” di Napoli
Rossella Bottoni – Università di Trento
Cristina Dalla Villa – Università di Teramo
Antonello De Oto – Università di Bologna
Mario Ferrante – Università di Palermo
Fabio Franceschi – “La Sapienza” Università di Roma
Luigi Mariano Guzzo – Università di Catanzaro
Maria Cristina Ivaldi – Università della Campania
Chiara Lapi – Università di Pisa
Maria Luisa Lo Giacco – Università di Bari
Adelaide Madera – Università di Messina
Enrica Martinelli – Università di Ferrara
Francesca Oliosi – Università di Trento
Daniela Tarantino – Università di Genova
Stefano Testa Bappenheim – Università di Camerino
Alessandro Tira – Università di Bergamo

Diresom is reported by Breviarium.eu At Holy Mass in safety. The proposal of a group of jurists

https://www.breviarium.eu/2020/04/29/messa-insieme-sicurezza-diresom/

A Messa insieme in sicurezza. La proposta di un gruppo di giuristi

La ripresa delle attività cultuali nella cd. Fase 2 stimola ulteriormente un dialogo costruttivo tra autorità confessionali e pubblici poteri. Pertanto, da ecclesiasticista, in considerazione della prossima auspicata ripartenza delle celebrazioni religiose non posso non sottolineare la delicatezza e l’importanza delle decisioni che saranno assunte in questi giorni per le relazioni tra Stato e Chiesa cattolica, improntate, nella Fase 1, ad uno spirito di generosa e proficua collaborazione. C’è da sottolineare innanzitutto che l’impegno a cooperare lealmente e reciprocamente per il bene del Paese si impone con ancora maggiore rigore in relazione all’esercizio del culto pubblico, materia per cui le disposizioni costituzionali e concordatarie prevedono il riconoscimento di una autonomia organizzativa in capo alla Chiesa cattolica.

In questa direzione sembravano muoversi i fitti colloqui intrapresi tra la Conferenza Episcopale Italiana e il Governo italiano in ordine alla gestione della Fase 2 sul fronte della libera partecipazione ai riti religiosi, finora sospesi. In particolare, da ultimo, l’interlocuzione dello scorso 23 aprile tra il Ministro dell’Interno e la CEI sembrava presupporre la condivisa formulazione di un punto di equilibrio rappresentato dalla possibilità di consentire la celebrazione delle Messe con la partecipazione dei fedeli, sin dal 4 maggio.

Il D.P.C.M. dello scorso 26 aprile, per tutto il periodo compreso tra il 4 e il 18 maggio negava, però, una ripresa delle attività cultuali, ad eccezione delle esequie ecclesiastiche, ammesse preferibilmente all’aperto e alla sola presenza dei familiari del de cuius – nel numero massimo di 15 persone – e nel rispetto delle altre misure di sicurezza. La scelta politica, secondo indiscrezioni, sembrava essere suggerita dai rilievi sollevati dagli esperti del tavolo tecnico del governo, che rinvenivano nella partecipazione alla Santa Messa insuperabili criticità, rappresentate sia dall’età media avanzata dei fedeli, che dagli inevitabili “assembramenti” che si sarebbero formati soprattutto all’atto della celebrazione del Sacramento dell’Eucarestia.

Immediata la reazione dei Vescovi italiani, che in una Nota fatta circolare nella notte del 26 aprile, esprimevano il loro disappunto rispetto alla presa di posizione governativa, ritenuta del tutto lesiva della libertà di culto e soprattutto del principio di bilateralità espresso nelle molteplici interlocuzioni dei giorni precedenti, che sembravano preludere a una diversa gestione della cd. Fase 2.  L’intervento dei Vescovi italiani induceva il Presidente del Consiglio dei Ministri a diramare un Comunicato, in cui si ribadiva l’impegno  ad elaborare un protocollo per accelerare la ripresa delle celebrazioni nel più breve tempo possibile.  

I toni dello scontro venivano definitivamente smussati dallo stesso Santo Padre, che nell’Omelia della Messa del 28 aprile in Santa Marta, ha invitato all’obbedienza alle leggi civili e alla prudenza di fronte al rischio di una recrudescenza della minaccia pandemica.

È quindi in corso di preparazione un protocollo per consentire l’esercizio pubblico del culto nella fase 2 della crisi pandemica. In questa direzione si è mosso l’impegno degli ecclesiasticisti e dei canonisti. 

In particolare, i componenti del gruppo di Ricerca DiReSom (Diritto, Religioni, Società multiculturale) hanno affidato ad un position papers la proposta operativa per consentire la cauta ripresa delle attività cultuali di tutte le confessioni religiose.
Tra le diverse proposte si segnala, dunque, quella elaborata dal Gruppo di Ricerca DiReSom, consultabile qui e che qui si ripropone integralmente.

Maria d’Arienzo

Ordinario di Diritto ecclesiastico e canonico
Università degli Studi di Napoli Federico II


Proposta per una cauta ripresa
in sicurezza
delle celebrazioni religiose

Nella nostra veste di professori e ricercatori di diritto e religione nelle università statali, costituiti nel gruppo di ricerca “Direom” – che nel corso di questa pandemia ha attivato il primo portale web internazionale su diritto, religione e coronavirus (www.diresom.net) – sottoponiamo al Governo italiano e alle istituzioni confessionali un contributo alla riflessione circa la possibilità di consentire le celebrazioni dei culti religiosi, nel rispetto delle misura necessarie per prevenire il contagio del virus Sars-Cov-2, causa della malattia Covid-19.

1. Stato dei fatti. Le regole d’emergenza dettate in Italia per contenere il contagio sull’intero territorio nazionale hanno limitato varie libertà. Principalmente, è stata limitata la libertà di circolazione, ridotta alle sole ipotesi di «comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute». In questo quadro emergenziale, sono state anche sospese le «cerimonie religiose e civili, ivi comprese quelle funebri» e l’apertura dei luoghi di culto è stata condizionata all’«adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro…» (Dpcm 8 marzo 2020).

Purtroppo, questa normativa emergenziale è stata complessivamente poco chiara.

Ha lasciato molti margini di interpretazione discrezionale, solo parzialmente risolti dalla pubblicazione di risposte sui siti istituzionali, che sono peraltro sempre state molto restrittive della mobilità personale. Ad esempio, l’apertura dei luoghi di culto non è stata considerata condizione sufficiente per rendere legittimo uno spostamento dalla propria abitazione, se non in prossimità della stessa (Faq 10 aprile 2020), anche se si è ritenuto accettabile l’ingresso nei luoghi di culto – alle condizioni generalmente stabilite – qualora la mobilità fosse stata determinata da altre ragioni legittime (Faq del Ministero della Salute del 15 marzo 2020; Nota della Direzione Centrale degli Affari dei Culti del Ministero dell’Interno, del 27 marzo 2020).

In occasione delle celebrazioni pasquali, è stata considerata accettabile la partecipazione ai riti religiosi cattolici di una certa rappresentanza dei fedeli, ed è stato chiarito che i matrimoni religiosi si sarebbero potuti celebrare, purché alla sola presenza del celebrante [rectius: del ministro di culto, che non è il celebrante del matrimonio canonico], dei nubendi e dei testimoni, e comunque sempre nel rispetto delle prescritte norme igienico-sanitarie e della necessaria distanza interpersonale.

Queste regole, anche se sono state precisate in una Nota ministeriale indirizzata alla Conferenza episcopale italiana, devono essere ritenute operative verso tutte le espressioni di culto religioso in forza del principio di laicità dello Stato.

Le cronache degli ultimi giorni hanno dato notizia di contatti intervenuti fra la Conferenza episcopale italiana e le autorità di Governo per concordare opportune modalità di esercizio della libertà di culto nella cosiddetta “fase 2”, annunciata per il periodo successivo al 4 maggio 2020. Tuttavia, il Dpcm 26 aprile 2020 ha mantenuto inalterato il quadro generale, ammettendo la sola celebrazione dei funerali «preferibilmente» all’aperto, col concorso di non più di 15 partecipanti. La Conferenza episcopale italiana ha quindi emanato un’immediata Nota di dissenso lamentando la compromissione dell’esercizio «della libertà di culto» e, in pari data, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha comunicato che «nei prossimi giorni si studierà un protocollo che consenta quanto prima la partecipazione dei fedeli alla celebrazioni liturgiche in condizioni di massima sicurezza».

2. Questioni problematiche. Dal punto di vista tecnico-giuridico, va ricordato che nel nostro ordinamento la libertà di culto è protetta dall’art. 19 della Costituzione nei confronti di «tutti», pertanto non sono ammissibili regole differenziate sulla base dell’appartenenza religiosa. Ciò significa che il Protocollo di cui parla la Presidenza del Consiglio del Ministri dovrà contenere misure rivolte a tutte le Confessioni religiose, anche quelle che non hanno stipulato un’intesa con lo Stato italiano, ai sensi dell’art. 8 comma 3 della Costituzione. Ricordiamo che l’interlocuzione con le Confessioni religiose è costituzionalmente favorita e costituisce un obbligo giuridico, senza però attribuire ai soggetti confessionali una competenza normativa che si rifletta nell’ambito statale.

Il principio sotteso alla legittimità delle norme di emergenza, sia passate che future, consiste nella prevenzione del contagio, perciò a questo scopo è legittimo subordinare le ordinarie attività sociali al rispetto di precise condizioni di precauzione obbligatorie, relazionate al tipo di luogo in cui si è necessitati a entrare e dalla ragione che abbia determinato l’uscita dalla propria abitazione. Sulla base dei principi generali e delle indicazioni contenute nel Dpcm 26 aprile 2020, complessivamente volte ad introdurre taluni parziali allentamenti delle pregresse restrizioni della libertà di circolazione, a nostro avviso può essere legittimo ritenere lecita la mobilità per coloro che intendano recarsi in un luogo di culto, anche per partecipare ad una celebrazione religiosa, purché si prevengano assembramenti, si mantenga il distanziamento sociale e si garantiscano le necessarie condizioni di sicurezza e sanificazione dei luoghi; sarà inoltre necessario limitare la permanenza nei luoghi di culto al tempo strettamente necessario.

3. Linee-guida. Per favorire questa possibilità operativa, si propone l’adozione di alcune linee-guida che subordinino la celebrazione collettiva di qualsiasi culto al rispetto delle medesime misure di distanziamento sociale e di carattere igienico-sanitario che possono essere stabilite per altre analoghe forme di riunione consentite:

  1. I luoghi di culto siano aperti solo se sussistono le condizioni di sanificazione e igiene dettate per l’ingresso negli altri luoghi chiusi ma aperti al pubblico, e in particolare:
    1. a) sia possibile mantenere la misura di distanziamento interpersonale;
    2. b) siano garantiti la pulizia e l’igiene ambientale con frequenza almeno due volte al giorno e in funzione dell’orario di apertura. Le superfici devono essere pulite con disinfettanti a base di cloro e di alcol;
    3. c) sia garantita un’adeguata areazione naturale e ricambio d’aria;
    4. d) sia garantita la disponibilità e l’accessibilità a sistemi per la disinfezione delle mani;
    5. e) sia previsto l’utilizzo di mascherine e di guanti “usa e getta”;
    6. f) all’ingresso degli edifici di culto siano disponibili adeguate informazioni circa la necessità di osservare le obbligatorie misure igienico-sanitarie e il prescritto distanziamento sociale.
  2. L’ingresso contemporaneo nei luoghi di culto sia consentito ad un numero massimo di persone tale da permettere il rispetto delle prescritte distanze interpersonali:
    1. sulla base della superficie interna del luogo, si consideri previamente il numero massimo delle persone ammissibili contemporaneamente (massimo tre ogni quaranta metri quadrati);
    2. si affigga un cartello all’ingresso del luogo di culto che indichi il numero massimo delle persone contemporaneamente ammesse all’ingresso;
    3. l’accesso sia quindi opportunamente organizzato sotto la responsabilità di chi organizza la riunione di culto al fine di limitare l’ingresso al numero massimo di persone consentito, e impedire impropri assembramenti delle persone in attesa all’esterno dei luoghi di culto.
  3. Sia favorita la celebrazione del culto in luoghi aperti, ove non è necessario osservare tutte le e prescrizioni adottate per l’ingresso in luoghi chiusi, ferma restando la necessità di assicurare il distanziamento sociale.
  4. Le autorità confessionali assumano idonee misure di accomodamento dei riti religiosi al rispetto delle misure di prevenzione del contagio, curando l’osservanza del distanziamento interpersonale e proibendo ogni uso promiscuo di contenitori per bevande e alimenti di qualsiasi tipo e per qualunque scopo. 
  5. Le autorità confessionali assumano l’impegno di informare adeguatamente i propri fedeli dell’obbligo di non uscire di casa, e quindi di non partecipare alle celebrazioni del culto, nel caso in cui siano sottoposti alla misura della quarantena ovvero siano risultati positivi al virus o nel caso in cui presentino sintomatologia da infezione respiratoria e febbre (maggiore di 37,5°C). Ciò vale a maggior ragione anche per i ministri del culto.
  6. Si costituiscano in sede locale appositi organismi di rappresentanza che permettano alle Prefetture e ai Sindaci di monitorare, in collaborazione con le locali comunità di fede, sia la prevenzione del contagio sia il rispetto del diritto di libertà individuale di partecipazione alle celebrazioni religiose. Tali organismi si avvalgano della consulenza di esperti con idonee competenze tecnico-scientifiche, affinché siano adottate e adattate eventuali specifiche misure precauzionali riferibili al singolo contesto locale. 

Questo Position Paper redatto a cura di DiReSoM nasce da una riflessione collettiva di:

Pierluigi Consorti (coordinatore) – Università di Pisa

Simone Baldetti – Università di Pisa

Fabio Balsamo – Università “Federico II” di Napoli

Rossella Bottoni – Università di Trento

Cristina Dalla Villa – Università di Teramo

Antonello De Oto – Università di Bologna

Mario Ferrante – Università di Palermo

Fabio Franceschi – “La Sapienza” Università di Roma

Luigi Mariano Guzzo – Università di Catanzaro

Maria Cristina Ivaldi – Università della Campania

Chiara Lapi – Università di Pisa

Maria Luisa Lo Giacco – Università di Bari

Adelaide Madera – Università di Messina

Enrica Martinelli – Università di Ferrara

Francesca Oliosi – Università di Trento

Daniela Tarantino – Università di Genova

Stefano Testa Bappenheim – Università di Camerino

Alessandro Tira – Università di Bergamo

DIRESOM.NET IS REPORTED BY BENJAMIN P. MARCUS ON FREEDOMFORUM.ORG

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Can Religious Freedom Survive COVID-19?

Source: https://www.freedomforum.org/2020/03/26/can-religious-freedom-survive-covid-19

Posted on by Benjamin Marcus in First Five

As a child, I attended weekend classes at our local synagogue to learn about Judaism. I remember one lesson above all from those years: past Jewish experience of pogroms and the Holocaust demands that Jews speak out against authoritarianism in the present and future.

Government interference in Jewish religious life represents one common sign of creeping authoritarianism. Historically, when governments prohibited Jews from exercising their religious rights, arrests and death soon followed. But how should we respond when the government imposes restrictions on religion in order to protect life?

That is the question that ran through my head when I saw a video on Twitter last week of New York City police officers dispersing a crowd of Jews in Crown Heights at the Chabad-Lubavitch headquarters who were gathered for evening prayers. Dissenters were threatened with arrest. Again I considered the question when I saw pictures of the New York City Fire Department disbanding a Jewish wedding in Williamsburg.

Despite the negative visceral reaction I have to those images, and despite the reservations I would otherwise have as a religious liberty advocate who is grounded in Jewish history, I fully support the government’s decision to limit religious gatherings to mitigate the COVID-19 pandemic.

Around the world, governments are implementing measures that enforce social distancing in order to reduce the spread of the novel coronavirus. For example, last week the New York government banned all gatherings of 50 or more people. The measure applies to all gatherings, religious or not.

Some religious communities have reacted with anger and defiance to action taken by towns, states and the federal government. Last week, three plaintiffs sued New Hampshire’s governor for issuing an order prohibiting gatherings of 50 people or more. In their complaint, the plaintiffs list disrupted activities in which they want to participate in person, including Baptist church services and Sunday school. Other religious leaders have openly defied state bans on large gatherings. On Twitter, a video shows Rodney Howard-Browne, pastor of The River at Tampa Bay church in Florida, inviting congregants to shake hands with one another. “This church will never close,” he declared. And in Louisiana, the Rev. Tony Spell brought together hundreds of people in Life Tabernacle Church, saying, “We hold our religious rights dear and we are going to assemble no matter what someone says.”

But religious freedom — like all freedoms — is not absolute. As my colleague Lata Nott wrote last week, rights and government interests must be balanced. The government can enact laws that disrupt the free exercise of religion if the government can demonstrate a “compelling interest” for doing so. In this case, the government has a compelling interest to protect public safety and health in the midst of a pandemic by limiting large gatherings. The limits apply equally to religious and non-religious groups, so they are neutrally applicable — another key religious freedom test by courts. And the laws against gatherings are the least restrictive option available to the government to ensure public health.

Importantly, the government has not prohibited other types of religious activities that do not involve large public gatherings. Many houses of worship have chosen to live stream their services so that their members can still participate in religious life. For example, last week more than 25,000 people watched a live stream of a service at the Washington National Cathedral. And religious groups around the country, including Methodists and Jews, continue to provide critical social services like meal deliveries to the elderly and the food insecure.

In addition, despite handwringing by some religious leaders about government restrictions that disrupt gatherings, some religious institutions have elected to cancel their own services to protect the most vulnerable in their communities. Numerous Catholic dioceses chose to suspend celebrations of the Mass. The ADAMS Center in Virginia — the second-biggest mosque in the country — decided to cancel Friday prayer services. The Church of Jesus Christ of Latter-Day Saints, often referred to as the Mormon Church, canceled all meetings and activities worldwide. And many Jewish leaders have called for synagogues and yeshivas to close — and thankfully, communities have begun to take heed.

Religious liberty advocates should nevertheless pay close attention to government action in the coming weeks and months. A pandemic does not give the government carte blanche to abridge fundamental rights. Thankfully, a number of governmental and civil society organizations are serving as watchdogs to ensure that governments do not cross any bright lines. For example, the U.S. Commission on International Religious Freedom has published a fact sheet about the global pandemic and its impact on religious practice and freedom. And a multi-national research group called DiReSomDiritto e Religione nelle Società Multiculturali, or Law and Religion in Multicultural Societies — is tracking legal regulations on religion during the COVID-19 outbreak.

But the best way to guard our rights, now as always, is for every person to read or watch the news, contact their representatives when necessary, and insist that we responsibly balance our individual rights and responsibilities to others. COVID-19 will be with us for a long time. Religious freedom will survive this pandemic if we are vigilant.

Benjamin P. Marcus is religious literacy specialist at the Religious Freedom Center of the Freedom Forum Institute. His email address is: bmarcus@freedomforum.org.

Diresom.net is reported by Salvatore Cernuzio on Vatican Insider (La Stampa)

18 MARCH 2020

by Salvatore Cernuzio

Infine è da segnalare “Religion, Law and Covid-19 Emergency”, il primo sito web sulle implicazioni su religione, diritto e Covid-19, curato e costantemente aggiornato dal gruppo di ricerca “DiReSom”, costituito in seno all’Associazione dei docenti universitari della disciplina giuridica del fenomeno religioso (Adec).

All’indirizzo www.diresom.net si trovano documenti e commenti agili, che presentano caratteristiche di rigore scientifico, sia in lingua inglese che in lingua italiana. «Nella qualità di accademici impegnati nello studio della disciplina giuridica del fenomeno religioso, abbiamo pensato di creare uno spazio di raccolta di documenti, commenti, e altro materiale utile intanto ad affrontare l’emergenza, e in prospettiva a studiare gli esiti delle scelte normative che le istituzioni civili e quelle religiose stanno compiendo», si legge nella nota di presentazione.

Il gruppo di ricerca “DiReSom” è coordinato dal professor Pierluigi Consorti, ordinario di Diritto e religione all’Università di Pisa e presidente dell’Adec: «Ci auguriamo di svolgere un servizio utile in un periodo che si sta rivelando difficile per tutti, contro ogni ragionevole prevedibilità», spiega. «Abbiamo scelto di impegnarci in questo senso anche per corrispondere alla responsabilità civica che sentiamo di avere come accademici che desiderano mettere a disposizione le loro specifiche competenze».

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Diresom.net is reported by Frank Cranmer on Law & Religion in UK

15 March 2020

A religion, law and coronavirus website

A new website, Religion, Law and Covid-19 Emergency, has been set up as a consequence of “difficulties raising from the possible contradiction between the respect for the measures taken by civil authorities and religious rules”. DiReSom (Diritto e Religione nelle Società Multiculturali – Law and Religion in Multicultural Societies) is a research group created in 2017 within ADEC (Associazione dei docenti della disciplina giuridica del fenomeno religioso – Association of academics of the legal regulation of the religious phenomenon). Its activities are carried out in collaboration with the European Academy of Religion and it is coordinated by Pierluigi Consorti, Professor of Law and Religion at the University of Pisa and chairman of ADEC. The group explains:

“As scholars engaged in the study of the legal regulation of the religious phenomenon, we have wanted to create a space to collect documents, comments and other useful materials related to the emergency, in order to assess the outcomes of the normative choices made by civil and religious authorities”.

Diresom.net is reported by Eugene Volokh on The Volokh Conspiracy

14 March 2020

The site is DiReSom.net (no apparent connection with the rare word diresome):

The health emergency caused by the contagious virus Covid-19 is having many consequences also on religious rules – more broadly for the difficulties raising from the possible contradiction between the respect for the measures taken by civil authorities and religious rules. International law allows for the limitation of the right to religious freedom on the grounds of protection of public health, and we are witnessing a situation of unprecedented restrictions on the global scale.

As scholars engaged in the study of the legal regulation of the religious phenomenon, we have wanted to create a space to collect documents, comments and other useful materials related to the emergency, in order to assess the outcomes of the normative choices made by civil and religious authorities.

DiReSom (Diritto e Religione nelle Società Multiculturali – Law and Religion in Multicultural Societies) is a research group created in 2017 within ADEC (Associazione dei docenti della disciplina giuridica del fenomeno religioso – Association of academics of the legal regulation of the religious phenomenon). Its activities are carried out also in collaboration with the European Academy of Religion.

It is coordinated by Pierluigi Consorti, full professor of Law and Religion at the University of Pisa and chairman of ADEC.

It has articles (many just posted today) on developments in Europe, East Asia, North America, and the Middle East, and it looks like it will have many more. Right now it’s chiefly about how churches are deciding whether and how to temporarily replace in-person services, but I expect it will cover other topics as well. Thanks to Prof. Howard Friedman (Religion Clause) for the pointer.

Read here

Diresom.net is reported by Howard Friedman on Religious Clause

13 March 2020

New Website On Law, Religion and COVID-19

A new website– Religion, Law and COVID-19 Emergency has been created by a group of faculty at the University of Bari (Italy). Here is their description of the coverage they seek to include:

The health emergency caused by the contagious virus Covid-19 is having many consequences also on religious rules – more broadly for the difficulties raising from the possible contradiction between the respect for the measures taken by civil authorities and religious rules. International law allows for the limitation˝ of the right to religious freedom on the grounds of protection of public health, and we are witnessing a situation of unprecedented restrictions on the global scale. As scholars engaged in the study of the legal regulation of the religious phenomenon, we have wanted to create a space to collect documents, comments and other useful materials related to the emergency, in order to assess the outcomes of the normative choices made by civil and religious authorities.

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Diresom.net is reported on the website of Science for Peace Center (University of Pisa)

12 March 2020

Attivata da un gruppo di giuristi di di diverse Università italiane, con il patrocinio del Cisp, una linea di ricerca sui rapporti fra diritto e religionenell’emergenza dovuta al contrasto dell’epidemia virale.

L’iniziativa di ricerca si avvale anche del sito www.diresom.net, voluto per raccogliere materiale e contributi. L’idea di fondo è quella di contribuire alla trasformazione dei conflitti sociali emersi ed emergenti, sebbene dallo specifico punto di vista delle modificazioni normative connesse al fenomeno religioso.

Il progetto, che intende studiare la gestione di questa emergenza in termini scientifici e alla luce dei criteri propri dei Peace Studies, è aperto al contributo di altri studiosi.

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