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Diritto e Religione nelle Società Multiculturali/ Law and Religion in Multicultural Societies/ Derecho y Religión en las Sociedades Multiculturales/ Droit et Religion dans les Sociétés Multiculturelles/ Recht und Religion in Multikulturellen Gesellschaften/ 多元化社会中的法与宗教 / القانون والدين في المجتمعات متعددة الثقافات

L’emergenza che sta attraversando l’Italia sembra fondere elementi di un passato che si credeva sepolto per sempre (medioevale, direi) con profili tipici della post modernità.  Un virus che rimanda  a scenari apocalittici – la peste, il colera – e che viene inseguito da una comunicazione ossessiva, senza confini. Ma le notizie che rimbalzano da una parte all’altra del mondo – e che sovrappongono numero dei contagi e crollo delle borse – disegnano una strana mappa del virus che si concentra prevalentemente – Iran a parte – negli avamposti della globalizzazione del terzo millennio: la Cina, la Corea del sud, l’Europa occidentale, ora gli Stati Uniti.

In questo scenario, quello che emerge con più forza è lo sconcerto: delle persone comuni, ma anche dei governi, delle autorità religiose. Sconcerto che provoca decisioni oggetto di continua revisione, messaggi spesso contradditori e normative di emergenza che si sovrappongono a normative di emergenza.

Le restrizioni disposte dal Governo italiano hanno investito anche i luoghi di culto e hanno spinto la Conferenza episcopale italiana a disporre la sospensione delle Sante messe, prima nelle zone a rischio e ora in tutto il Paese.  Al netto di qualche minimo segno di disorientamento raccolto da alcuni quotidiani, la Conferenza episcopale si è allineata senza indugi alle disposizioni governative, ponendosi in quell’ottica di collaborazione per il bene del Paese che irrora i rapporti tra autorità ecclesiastiche e pubblici poteri secondo il disposto dell’articolo 1 del Concordato del 1984.

Se questa è l’unica vicenda che produce conseguenze dirette sull’esercizio della libertà religiosa, ciò nondimeno mi pare che questa fase consenta alcune ulteriori riflessioni a margine.

La sospensione della celebrazione delle messe ha indotto Tv 2000 ad aumentare gli appuntamenti religiosi per accompagnare e rendere un servizio a telespettatori e fedeli. Oltre all’incremento delle messe in tv si registra una inevitabile apertura alle messe in streaming (tanto per fare un esempio: gli orari delle Messe celebrate nelle Parrocchie della Diocesi di Lodi sono oramai quasi tutti sulla piattaforma CEI, denominata Parrocchie Map), circostanza che inevitabilmente ripropone la questione relativa al loro valore.

Come è noto, si ritiene normalmente che la messa richieda la partecipazione personale perché possa considerarsi assolto il precetto festivo, pur nella consapevolezza che l’ascolto della celebrazione domenicale rappresenti un momento di riflessione e raccoglimento utile per il fedele. Insomma, chi per gravi ragioni non può essere presente è esentato dalla partecipazione al rito ma non soddisfa il comando religioso assistendo alla messa in tv o in streaming. Una conclusione che oggi deve tener conto del fatto che tutti i fedeli italiani sono impossibilitati, e lo saranno almeno fino al 3 aprile, a vivere in comunione la propria appartenenza.

Questa riflessione ci proietta verso un’altra questione. Alcuni studiosi e alcuni economisti propongono in queste ore una riconsiderazione del calendario civile, che si sostanzia nell’idea che i giorni lavorativi persi possano essere recuperati durante il periodo estivo. Anche il calendario scolastico potrebbe essere rivisto, e la durata dell’anno allungata oltre la sua fine naturale, e la Lega Calcio si interroga sulla possibilità di terminare i campionati in agosto. Ma quello che è insuscettibile di cambiamenti e allungamenti è il calendario religioso, la cui scadenza più prossima – la Santa Pasqua – si articola in una serie di riti che rischiano di dover essere annullati.

Infine, da più parti questa crisi viene colta come un’opportunità per riscoprire i valori del vivere insieme, la dimensione comunitaria seppellita dall’individualismo, i principi della solidarietà e della fraternità che  tanto hanno sofferto negli ultimi decenni. E’ effettivamente una possibilità che si apre davanti ai nostri occhi, purché essa venga perseguita in tutte le sue dimensioni: non solo in relazione alle nostre difficoltà, non solo rispetto alle esigenze del prossimo più vicino a noi, non solo come antidoto allo smarrimento che ci pervade, ma soprattutto come attenzione verso gli ultimi, i miserabili, i derelitti. E penso qui alle rovine fumanti delle nostre carceri, sovraffollate e anguste, insopportabili nelle ore che contraggono i colloqui, accorciano le speranze, allontanano i congiunti. Su questo, come su tante altre cose, appare debole la voce dei nostri rappresentanti, laici come religiosi, in un Paese che invece, ora più che mai, avrebbe bisogno di autorevolezza, di coraggio e di figure riconoscibili.

Nicola Fiorita, Dipartimento di Scienze politiche e sociali, Università della Calabria

nicola.fiorita@unical.it

OLIR – 10 marzo 2020

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