CEI – Una Chiesa di terra e di cielo

Una Chiesa di terra e di cielo

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Viviamo una situazione gravissima sul piano sanitario – con ospedali sovraffollati, personale sanitario esposto in prima linea – come su quello economico, con conseguenze enormi per le famiglie dell’intero Paese, a maggior ragione per quelle già in difficoltà o al limite della sussistenza.

Le comunicazioni del Governo rappresentano uno sforzo di incoraggiamento, all’interno di un quadro di onesto realismo, con cui si chiede a ogni cittadino un supplemento di responsabilità. A questo riguardo, facciamo nostre le parole di questa mattina del Santo Padre Francesco: “Soprattutto io vorrei chiedervi di pregare per le autorità: loro devono decidere e tante volte decidere su misure che non piacciono al popolo. Ma è per il nostro bene. E tante volte, l’autorità si sente sola, non capita. Preghiamo per i nostri governanti che devono prendere la decisione su queste misure: che si sentano accompagnati dalla preghiera del popolo”.

La Chiesa c’è, è presente. A partire dai suoi Pastori – Vescovi e sacerdoti – condivide le preoccupazioni e le sofferenze di tutta la popolazione. È vicina nella preghiera: l’appuntamento con il Rosario in famiglia promosso per il giorno di San Giuseppe è solo un esempio di una preghiera che si eleva continua. Televisioni, radio, piattaforme digitali sono ambienti che – se non potranno mai sostituire la ricchezza dell’incontro personale – rivelano potenzialità straordinarie nel sostenere la fede del Popolo di Dio.

È una Chiesa, la nostra, presente, anche in questo frangente, nella carità: siamo edificati da tanti volontari delle Caritas, delle parrocchie, dei gruppi, delle associazioni giovanili, delle Misericordie, delle Confraternite… che si adoperano per sollevare e aiutare i più fragili.

“I cristiani non si differenziano dagli altri uomini – osserva la lettera A Diogneto -: vivono nella carne, ma non secondo la carne. Vivono sulla terra, ma hanno la loro cittadinanza in cielo”.

È con questo sguardo di fiducia, speranza e carità che intendiamo affrontare questa stagione. Ne è parte anche la condivisione delle limitazioni a cui ogni cittadino è sottoposto. A ciascuno, in particolare, viene chiesto di avere la massima attenzione, perché un’eventuale sua imprudenza nell’osservare le misure sanitarie potrebbe danneggiare altre persone.

Di questa responsabilità può essere espressione anche la decisione di chiudere le chiese. Questo non perché lo Stato ce lo imponga, ma per un senso di appartenenza alla famiglia umana, esposta a un virus di cui ancora non conosciamo la natura né la propagazione.

I sacerdoti celebrano quotidianamente per il Popolo, vivono l’adorazione eucaristica con un maggior supplemento di tempo e di preghiera. Nel rispetto delle norme sanitarie, si fanno prossimi ai fratelli e alle sorelle, specialmente i più bisognosi.

Da monasteri e comunità religiose sappiamo di poter contare su un’orazione continua per il Paese.

Con questo spirito, viviamo i giorni che abbiamo davanti: quelli fino al 25 marzo (termine dell’attuale decreto), quelli successivi, nei quali resta in vigore il decreto precedente (fino al 3 aprile), quelli che traguardano.

Giorni, tutti, intrisi di fiducia nel Mistero pasquale.

La Presidenza della CEI

Olir.it – Nicola Fiorita, Libertà religiosa e solidarietà civile nei giorni della grande paura

L’emergenza che sta attraversando l’Italia sembra fondere elementi di un passato che si credeva sepolto per sempre (medioevale, direi) con profili tipici della post modernità.  Un virus che rimanda  a scenari apocalittici – la peste, il colera – e che viene inseguito da una comunicazione ossessiva, senza confini. Ma le notizie che rimbalzano da una parte all’altra del mondo – e che sovrappongono numero dei contagi e crollo delle borse – disegnano una strana mappa del virus che si concentra prevalentemente – Iran a parte – negli avamposti della globalizzazione del terzo millennio: la Cina, la Corea del sud, l’Europa occidentale, ora gli Stati Uniti.

In questo scenario, quello che emerge con più forza è lo sconcerto: delle persone comuni, ma anche dei governi, delle autorità religiose. Sconcerto che provoca decisioni oggetto di continua revisione, messaggi spesso contradditori e normative di emergenza che si sovrappongono a normative di emergenza.

Le restrizioni disposte dal Governo italiano hanno investito anche i luoghi di culto e hanno spinto la Conferenza episcopale italiana a disporre la sospensione delle Sante messe, prima nelle zone a rischio e ora in tutto il Paese.  Al netto di qualche minimo segno di disorientamento raccolto da alcuni quotidiani, la Conferenza episcopale si è allineata senza indugi alle disposizioni governative, ponendosi in quell’ottica di collaborazione per il bene del Paese che irrora i rapporti tra autorità ecclesiastiche e pubblici poteri secondo il disposto dell’articolo 1 del Concordato del 1984.

Se questa è l’unica vicenda che produce conseguenze dirette sull’esercizio della libertà religiosa, ciò nondimeno mi pare che questa fase consenta alcune ulteriori riflessioni a margine.

La sospensione della celebrazione delle messe ha indotto Tv 2000 ad aumentare gli appuntamenti religiosi per accompagnare e rendere un servizio a telespettatori e fedeli. Oltre all’incremento delle messe in tv si registra una inevitabile apertura alle messe in streaming (tanto per fare un esempio: gli orari delle Messe celebrate nelle Parrocchie della Diocesi di Lodi sono oramai quasi tutti sulla piattaforma CEI, denominata Parrocchie Map), circostanza che inevitabilmente ripropone la questione relativa al loro valore.

Come è noto, si ritiene normalmente che la messa richieda la partecipazione personale perché possa considerarsi assolto il precetto festivo, pur nella consapevolezza che l’ascolto della celebrazione domenicale rappresenti un momento di riflessione e raccoglimento utile per il fedele. Insomma, chi per gravi ragioni non può essere presente è esentato dalla partecipazione al rito ma non soddisfa il comando religioso assistendo alla messa in tv o in streaming. Una conclusione che oggi deve tener conto del fatto che tutti i fedeli italiani sono impossibilitati, e lo saranno almeno fino al 3 aprile, a vivere in comunione la propria appartenenza.

Questa riflessione ci proietta verso un’altra questione. Alcuni studiosi e alcuni economisti propongono in queste ore una riconsiderazione del calendario civile, che si sostanzia nell’idea che i giorni lavorativi persi possano essere recuperati durante il periodo estivo. Anche il calendario scolastico potrebbe essere rivisto, e la durata dell’anno allungata oltre la sua fine naturale, e la Lega Calcio si interroga sulla possibilità di terminare i campionati in agosto. Ma quello che è insuscettibile di cambiamenti e allungamenti è il calendario religioso, la cui scadenza più prossima – la Santa Pasqua – si articola in una serie di riti che rischiano di dover essere annullati.

Infine, da più parti questa crisi viene colta come un’opportunità per riscoprire i valori del vivere insieme, la dimensione comunitaria seppellita dall’individualismo, i principi della solidarietà e della fraternità che  tanto hanno sofferto negli ultimi decenni. E’ effettivamente una possibilità che si apre davanti ai nostri occhi, purché essa venga perseguita in tutte le sue dimensioni: non solo in relazione alle nostre difficoltà, non solo rispetto alle esigenze del prossimo più vicino a noi, non solo come antidoto allo smarrimento che ci pervade, ma soprattutto come attenzione verso gli ultimi, i miserabili, i derelitti. E penso qui alle rovine fumanti delle nostre carceri, sovraffollate e anguste, insopportabili nelle ore che contraggono i colloqui, accorciano le speranze, allontanano i congiunti. Su questo, come su tante altre cose, appare debole la voce dei nostri rappresentanti, laici come religiosi, in un Paese che invece, ora più che mai, avrebbe bisogno di autorevolezza, di coraggio e di figure riconoscibili.

Nicola Fiorita, Dipartimento di Scienze politiche e sociali, Università della Calabria

nicola.fiorita@unical.it

OLIR – 10 marzo 2020

Riforma.it, la Tavola Valdese scrive alle chiese e agli organismi intermedi

Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, 4 marzo 2020

MEDIO ORIENTE Coronavirus: precauzioni e linee guida per le Chiese del Medio oriente

Síndrome Respiratorio de Medio Oriente causado por un coronavirus y el Hajj